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mercoledì, febbraio 15, 2006
posted by RevolutionSolution at 3:26 AM | Permalink
Progetto Comunista: nemmeno un passo indietro nonostante Bertinotti minacci di ritirare la candidatura di Ferrando.

Di seguito i link alle testate nazionali sulle dichiarazioni di Ferrando e le reazioni di Bertinotti

- "Sparare ai nostri soldati? Un diritto degli Iracheni"- Corriere della Sera del 13/2/06
- Rifondazione "scarica" Ferrando - Corriere della Sera del 14/2/06
- Rifondazione "spara"contro i soldati italiani - Il Giornale del 14/2/06
- Ferrando, il compagno che difende la violenza operaia - Il Giornale del 14/2/06
- L' ira di Bertinotti, Ferrando salta - Il Manifesto del 15/2/06
- Ferrando, Prc avvia consultazioni per la revoca della candidatura - La Repubblica del 14/2/06
- Rifondazione verso la revoca della candidatura di Ferrando - Liberazione del 15/2/06
 
giovedì, febbraio 02, 2006
posted by RevolutionSolution at 3:42 PM | Permalink
Il Prc riafferma la subordinazione a Prodi e al capitale, Progetto Comunista va avanti per l' Opposizione Comunista
Il Comitato Politico Nazionale del PRC del 21/22 gennaio 2006 si è concluso con la riaffermazione scontata della prospettiva politica di governo dell’Unione da parte di Fausto Bertinotti e della maggioranza dirigente del PRC: una prospettiva di subordinazione del Partito al grande capitale e ad un programma dell’Unione -ormai di fatto definito- che è segnato dal rilancio delle politiche dei sacrifici sociali e dal neo-atlantismo in politica estera in funzione del rilancio del Capitalismo italiano.... (Leggi Tutto)
 
giovedì, gennaio 26, 2006
posted by RevolutionSolution at 1:15 PM | Permalink
Lettera ai giovani militanti dell’AMR Progetto Comunista che hanno abbandonato la sede della
II Conferenza Nazionale dell’Associazione
(Rimini, 6-7-8/01/2006)
Cari Compagni,
ciò che è accaduto durante lo svolgimento dei lavori della II Conferenza Nazionale si può senz’altro definire drammatico.
La nostra associazione - l’embrione del futuro soggetto marxista rivoluzionario, la sezione Italiana del CRQI, il sogno che tutti noi stiamo faticosamente inseguendo da anni - sta vivendo oggi un momento critico: Le nostre già modeste forze si sono ulteriormente ridotte e il nostro lavoro politico ha subito (e verosimilmente subirà) un notevole rallentamento.
Purtroppo ...
(Leggi tutto)
 
posted by RevolutionSolution at 8:52 AM | Permalink
Quello che riportiamo di seguito è una notizia di terza pagina del Corriere della Sera del 24 Gennaio 2006. Questo il link.

Noi, spina nel fianco di Romano
Senato, arrivano i trotzkisti
Bertinotti apre alla minoranza interna: 8 i seggi sicuri Ferrando: così smonteremo il programma dell'Unione

Al contrario di categorie affini — trolls, licantropi, grandi sauri — i trotzkisti non sono creature fantastiche, una specie estinta, una bizzarria del creato. Esistono e forse vinceranno anche loro le elezioni. Ci fu un tempo in cui praticavano l'entrismo, sottile tattica che consisteva nell'iscriversi al Pci per tentare di condizionarlo. Oggi anche i romantici della politica si sono fatti più ambiziosi: entrismo sì, ma non nei partiti; direttamente in Parlamento. «Con l'obiettivo di riportare all'opposizione prima Bertinotti e poi correntone Ds, Comunisti italiani e Verdi, contro Prodi e i liberali» annuncia Marco Ferrando, leader dei trotzkisti italiani.Gli irriducibili in Parlamento stavolta ci saranno davvero. Almeno quattro al Senato, intenzionati non a esercitare un diritto di tribuna o a rendere una testimonianza, ma a condizionare una legislatura che in particolare a Palazzo Madama si prevede giocata all' ultimo seggio. L'altro ieri il comitato politico nazionale di Rifondazione ha deciso le teste di lista per le Politiche. Ferrando puntualizza che non c'è stata nessuna trattativa, quindi nessun accordo: i posti sono stati «octroyés», concessi da Bertinotti. Che alla minoranza interna — il 41% del partito — ha accordato il 15% dei seggi considerati sicuri. Il punto è che Rifondazione sarà la vera beneficiaria della riforma proporzionale: mentre i Ds anche in caso di vittoria dell'Unione potrebbero veder ridotta la loro rappresentanza, il partito di Bertinotti — se solo confermasse i voti delle Europee — avrebbe 60 parlamentari contro i 16 di oggi. I posti blindati per l'opposizione interna, ostile all'ingresso nel governo Prodi, sono nove. Cinque vanno al gruppo dell' Ernesto, più affezionato all' ortodossia del vecchio Pci (e alla «resistenza irachena»): al Senato Claudio Grassi sarà capolista in Emilia, Maria Campese in Puglia, Fosco Giannini in Calabria; Alberto Burgio sarà capolista alla Camera nel terzo collegio della Lombardia, Luigi Pegolo numero 2 in Campania; riconfermata l'unica deputata uscente, Marilde Provera. Poi ci sono i duri di «Sinistra critica», eredi di Livio Maitan quindi trotzkisti, anche se meno di Ferrando. Sono Salvatore Cannavò, numero 2 alla Camera a Roma dopo Vladimir Luxuria, e il senatore uscente Gigi Malabarba, che si ricandida in Liguria ma con l'accordo di dimettersi il 20 luglio e lasciare il seggio ad Heidi Giuliani, nell'anniversario della morte del figlio Carlo. Poi c'è Ferrando, che sarà capolista al Senato in Abruzzo e conta di strappare altri posti per i colleghi del suo gruppo.Tutto si sarebbe atteso dalla vita il leader trotzkista, tranne usufruire di un premio di maggioranza. Genovese, 51 anni, esordio nel gruppo bordighista «Lotta comunista» e poi militanza nella Quarta Internazionale, non si può dire che per il laticlavio abbia concesso molto: la sua conciliante relazione al comitato politico si intitolava «No al governo con i banchieri dell'Unione». «Ogni leader del sedicente centrosinistra rappresenta una banca — sostiene Ferrando —. D'Alema l'Unipol, va da sé. Prodi, Banca Intesa. Tutti e due l'Unicredit. Rutelli, la Bnl e Montezemolo». E lei Ferrando dovrà votare la fiducia. «Io spero ancora che il mio partito ci ripensi. In ogni caso, Prodi dovrà fronteggiare una forte opposizione sociale di sinistra, di cui saremo il referente politico. E si troverà davanti una serie di scogli, su cui Rifondazione non potrà transigere. Non possiamo mandare all'estero un solo soldato, anzi dobbiamo farli rientrare tutti, non solo dall'Iraq ma anche dall' Afghanistan e dai Balcani. Il programma di Prodi è la negazione di ciò per cui siamo nati: dovremo smontarlo pezzo per pezzo. No alla continuità con la riforma Dini delle pensioni, contro la quale facemmo ostruzionismo in Parlamento; no allo spirito di Maastricht, il cui rifiuto fu alla base della nascita di Rifondazione. Sì all'uscita dalla Nato, nostra antica battaglia, e all'abolizione totale della legge 30 sulla precarietà del lavoro. No all'aumento delle spese militari. No a tagli alla spesa sociale. No agli aiuti alle imprese, neppure per la ricerca e le nuove tecnologie, perché il conto lo pagherebbero i proletari». Proletari che Ferrando vagheggia di unire in un «Polo autonomo di classe», da Mussi a un Bertinotti recuperato alla causa.«Come tutti quelli che si affacciavano alla politica, incontravamo a ogni passo i trotzkisti, gente proba che aveva atteso cent'anni ed era pronta ad attenderne altri cento. Noi invece avevamo fretta» ha raccontato Adriano Sofri, a proposito di un tempo precedente il '68. Coltivavano allora simpatie trotzkiste personaggi come Rino Formica e Giorgio Ruffolo, futuri ministri socialisti, e Paolo Flores d'Arcais. «Credo che anche Nanni Moretti sia stato dei nostri — rievoca Ferrando —. Di sicuro ricordo, a una riunione nel 1980 del gruppo torinese legato a Maitan, una splendida Alba Parietti. Pure Anna La Rosa mi ha confidato un passato trotzkista, ma ho qualche dubbio». L'obiettivo ora è rifondare l'Internazionale. «Siamo in contatto con il Partido da causa operaria brasiliano, che attacca Lula da sinistra, e con il Partido obrero argentino, il protagonista del movimento piquetero e dell'occupazione delle fabbriche, la Sasetru, la Zanon, la Bruckman. Siamo già all'opposizione dei nuovi governi di centrosinistra in Uruguay, con il Partido socialista de los trabajadores, in Cile, con la Liga socialista revolucionaria erede del glorioso Mir, e pure in Bolivia con Oposición trotzkista, che ha dato indicazione di voto per Evo Morales e ora lo combatte; anche se magari avessimo Morales al posto di Prodi... In Grecia è attivo l'Eek, partito comunista operaio. In Francia i partiti trotzkisti sarebbero due, ma non andiamo d'accordo né con la Ligue di Krivine, ormai piegata alla logica dell'unità a sinistra, né con Lutte Ouvrière della Laguiller, troppo settaria. Però abbiamo i nostri contatti: la Gauche communiste, nata da una costola del Pcf; il compagno Gramar, esule argentino messo in minoranza nella Ligue; e i Travailleurs révolutionnaires, molto forti nella zona di Bordeaux». E Bertinotti? «Ho letto un suo elogio nell'ultimo libro di Peppino Calderola. Segno che sta sbagliando. Non mi convince neppure la svolta nonviolenta. Per rovesciare il sistema non va esclusa la violenza di massa, che è ben diversa dal terrorismo; tanto più che le classi dominanti la esercitano su quelle soggette».

Aldo Cazzullo
24 gennaio 2006

 
lunedì, gennaio 23, 2006
posted by RevolutionSolution at 4:35 AM | Permalink
DALLA VAL DI SUSA ALLO STRETTO: MILLE CHILOMETRI DI LOTTA

Nel mese scroso abbiamo assistito in Val di Susa all' ennesimo atto di repressione nei confronti di cittadini che democraticamente manifestavano il proprio dissenso contro le devastazioni del loro territorio.
La lotta della Val di Susa è la stessa lotta contro il Ponte sullo Stretto di Messina, contro gli inceneritori, contro le centrali nucleari.
Noi non accettiamo compromessi: NO PONTE-NO TAV e no a qualsiasi altra opera che sia espressione d' interessi privati.
Oggi lottiamo per tutelare insieme ai nostri territori un' altra idea di mondo, nel quale non le merci, ma le persone, possono circolare liberamente.
L' aggressione che l' attuale governo perpreta con violenza nei confronti del territorio è la stessa che viene riproposta dalle giunte regionali di Centrosinistra che non rigettano in toto l' idea delle grandi opere ma mascherano semplicemente i propri interessi lobbistici attraverso scambi e contrattazioni del tipo "no al nucleare" ma sì al carbone", "no al ponte sullo stretto, ma si alla TAV". Basti pensare che ad oggi la Giunta loiero non ha ancora sciolto l' ambiguità della partecipazione di un proprio rappresentante all' interno della società "Stretto di Messina" promotrice del progetto del ponte.
Il progetto delle grandi opere può essere fermato solo attraverso la generalizzazione e l' unificazione dei molteplici conflitti territoriali del nostro paese.
Pretendiamo quindi che il programma delle infrastrutture strategiche venga subito bloccato perchè insostenibile ed inattualibile.
Lottiamo e lotteremo contro ogni ipotesi di sviluppo legata ai padroni e al malaffare, perchè l' unico vero riscatto per il popolo meridionale può avvenire solo rivendicando un lavoro garantito per tutte/i, assieme all' estensione dei diritti sociali, slegandoli dalle logiche di profitto.